Meno male che Squinzi c’è (sennò sai che noia sotto l’ombrellone!)

Si sa, d’estate il Parlamento è chiuso, i Talk Show vanno in ferie e pure il campionato di Serie A si ferma. E allora per uscire in edicola i giornali devono scrivere di morti ammazzati, di bimbi e donne scomparsi, e del caldo, governo ladro, che si deve bere tanta acqua e uscire nelle ore più fresche. Ma alla lunga tutte queste banalità così evidenti finiscono per stancare pure il bagnante cruciverbista. squinzi_ciao2

E allora meno male che c’è chi in ferie non ci va, come il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che invece di banalità ne dice ma di quelle che hanno l’apparenza delle verità rivelate. Questo simpatico signore, bergamasco di nascita ed emiliano di adozione, non le manda proprio a dire: ad un gruppo di industriali polacchi ha spiegato che “in Italia il problema non è il sindacato ma la burocrazia”. Poi, una volta invitato alla festa dell’Unità, cioè del partito di governo, gliele ha cantate: “Io con Renzi vado d’accordo. Il sindacato in Italia è un fattore di ritardo”. La burocrazia, in poche settimane è diventata un pallido ricordo del passato: sarà stata la presenza del potente Ministro Delrio, che di fronte alla “sfuriata” di Squinzi ha tremato un pochino, tant’è che ha tenuto a precisare che l’Irap il Governo l’ha abbassata ma mica per fare un piacere a lui.

E naturalmente deve essere colpa del sindacato retrogrado se la Fiat di Marchionne nel 2011 è uscita dalla dinamica e moderna Confindustria. In effetti, non ci fossero state la FIM-CISL e la UILM-UIL ad accettare la sfida del manager italo-canadese, che ha spaccato e duramente il sindacato, prima firmando gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, poi arrivando all’accordo sul Contratto nazionale FIAT, sempre con il consenso della maggioranza dei lavoratori, infine pochi mesi fa rinnovando quest’ultimo, oggi la FIAT, che ora si chiama FCA,  avrebbe abbandonato l’Italia, ma forse non la Confindustria di Squinzi. Il quale non perde occasione per implorarla di tornare, ma invano. Almeno fino al momento. E chissà, magari la moderna e spregiudicata maglietta, con la scritta “Bella ciao”, esibita dal nostro alla festa del PD gliela avrà regalata lo stesso Marchionne.

Deve essere sempre per colpa del sindacato retrogrado, ed in primo luogo dei soliti social traditori della UILM e della FIM (ma soprattutto, fatemelo dire con orgoglio, della prima), se in Elettrolux si è arrivati ad un accordo difficile e duro ma che ha salvaguardato impianti e posti di lavoro, consentendo a Matteo Renzi, che gli sta tanto simpatico, di vantarsi di avere salvato lui l’azienda per il solo fatto di avere ratificato a reti unificate l’accordo raggiunto (questa volta unitariamente) con grande lavoro tra sindacati ed impresa.

Infine deve essere sempre per colpa di questi zozzoni di sindacati italiani che in Italia il numero di imprese dell’ICT che attuano accordi di telelavoro, ed il numero di ore uomo a disposizione, sono assolutamente risibili se confrontati a paesi di capitalismo avanzato come USA o Regno Unito, dove per i lavoratori ICT è ormai quasi la prassi decidere se lavorare da casa o recarsi in ufficio.

O forse no. Forse qualcosa c’entra questa straordinariamente innovativa Confindustria che, un po’ come fa il suo Presidente, cambia rapidamente opinione, ma si sa “il mondo va ad una velocità supersonica”: prima firma accordi (ad esempio sul telelavoro) e poi dice che questi accordi che ha firmato sono troppo rigidi e quindi non li attua.

Vecchio vizio della classe dirigente italiana, un po’ borbonico un po’ feudale, quello del gioco delle tre carte, in cui eccelle il capo del Governo con cui va tanto d’accordo il capo degli industriali. Come vecchio vizio di quella vecchia Italia è quello del “chiagni e fotti”. Che è per esempio l’atteggiamento che da anni ormai assume la Confindustria sul problema fiscale (cosi come sulla PA, la giustizia e via dicendo): chiagnere contro il governo per le tasse troppo alte (“Facciamo un tifo spietato per chi dice che riduce le tasse”) e fottere assieme al governo lavoratori e sindacati, brutti sporchi e cattivi, sul costo del lavoro. Che è la sola vera ossessione di Confindustria. Un problema serio, intendiamoci, col quale si ritrovano a fare i conti tutte le imprese occidentali, che però non hanno gli stessi problemi di inefficienza della PA, di carico fiscale, di giustizia lenta e imprevedibile che abbiamo noi. E quindi finiscono per pagare mediamente di più i loro dipendenti.

Ed a proposito di tasse, burocrazia e giustizia, esemplare è un’altra notizia di questi mesi afosi: un imprenditore di Cuneo condannato dalla Cassazione a 4 mesi di carcere perché non aveva versato l’IVA del 2006 per pagare gli stipendi dei dipendenti e quindi salvare i loro posti di lavoro, invocando lo stato di necessità. Ma loro, i giudici no, non sono brutti, sporchi e cattivi. Lo si sa.

Poi in questa calda e noiosa estate succede un’altra cosa. Succede che un altro brutto, sporco e cattivo, il Premier Israeliano Netanyahu visita l’Expo di Milano e durante un ricevimento ufficiale chiede al Commissario Unico di Expo quanto si paga di tasse nel nostro paese. Ed alla sua risposta, “in media più del 50%” (ma per molte imprese arriva anche quasi al 70!), il Primo Ministro trasecola e su un tovagliolo disegna una curva, quella di Laffer, che esplicita in modo matematico un concetto piuttosto ovvio: superata una certa soglia di imposizione fiscale più aumenti l’aliquota meno otterrai di gettito (non solo per colpa degli evasori, ma anche perché le aziende ed i commerci per l’appunto falliscono o vanno in crisi e quindi non solo non pagano più le tasse, in assenza di utili, ma non le pagano manco più i lavoratori, per assenza di lavoro. I quali senza stipendio non acquistano più beni di consumo, facendo diminuire il gettito IVA e cosi via).

Ecco, da sindacalista, brutto, sporco e cattivo, oltre che irrimediabilmente social-traditore, mi piacerebbe tanto che al posto di uno come Squinzi ci fosse uno come Bibi (ma non certo il contrario). Naturalmente lo spigoloso Premier Israeliano non sarebbe una bestia facile per i sindacati. Ma la storia ci ha insegnato che per i lavoratori, e quindi per i sindacati, è meglio molto meglio un padrone tosto come lui, o come Marchionne, col quale magari ci si confronta a muso duro ma si riesce quasi sempre a raggiungere un accordo, che una mezza calzetta come Squinzi.

PS: Stavo per scrivere una nullità, poi mi sono ricordato del mio professore di italiano che a chi faceva scena muta invece del prevedibile 0 metteva in pagella 1. Dicendo che lo 0 è un numero perfetto, ignorato perfino dai greci e dai romani, e che ci era voluta tutta la genialità degli arabi (ma pare che l’abbiano preso a loro volta dagli indiani) per concepirlo. E che noi non ne eravamo degni.

Meno male che Squinzi c’è (sennò sai che noia sotto l’ombrellone!)ultima modifica: 2015-08-31T18:20:10+02:00da orlandilapo
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *