La folle poursuite de Monsieur Nicolas

elezioni presidenziali,francia,sarkozy,hollande,le pen,bayrou,ump,front national,modem,rpr,udfOrmai ci siamo. Anche l’ultima curva è alle spalle e s’intravede la linea del traguardo alla fine del lungo rettilineo dei Champs “Elysée”. Di questo interminabile e peraltro molto mediocre Tour de France presidenziale. Come da copione si deciderà tutto in questi ultimi 2 chilometri scarsi, anche se, come da copione, lo sfidante Hollande conserva sulla maglia gialla uscente Sarkozy ancora parecchi secondi di vantaggio, dopo una lunga fuga solitaria. Ma, come in tutte le gare mozzafiato che si rispettino, il campione in carica ha negli ultimi chilometri recuperato parecchi minuti di ritardo e spera ancora di contraddire ogni pronostico, far saltare il banco dei bookmaker e vincere di nuovo la grande boucle presidenziale.

 

E d’altra parte, dalla sera del primo turno quando ancora i sondaggi davano la distanza trai due candidati intorno ai 10 punti (55% a 45%) giorno dopo giorno, comizio dopo comizio, grande evento dopo grande evento, Sarkozy è riuscito a rosicchiare parecchi punti ed ora si trova, sempre secondo i sondaggi, a sole 5 lunghezze dal suo rivale, 52,5% contro 47,5%, ovvero a 2,5 punti dal pareggio virtuale. La metà estatta di 10 giorni fa. E questo nonostante si siano messi di traverso i due capitani ormai eliminati, Marine Le Pen, la figlia del leader storico del Front National, la destra estrema francese e François Bayrou, l’ultimo presidente dell’UDF, il partito fondato dall’allora Presidente della Repubblica Valéry Giscard D’Estaing, a sua volta fondatore del MoDem, formazione politica centrista, europeista e laica. 

 

Infatti, se la prima ha dichiarato che voterà scheda bianca ed il secondo addirittura per il candidato socialista Hollande entrambi hanno lasciato libertà di coscienza ai propri elettori dandogli appuntamento alle politiche che si terranno tra poco più di un mese. Entrambi scommettono infatti sulla sconfitta di Sarkozy, l’esplosione della sua formazione politica, l’UMP nata nel 2002 per iniziativa di Chirac sulle ceneri di un RPR, il partito gollista, profondamente lacerato da correnti e lotte di potere interne, ed il rimescolamento delle carte nel centro e nella destra francese che ne deriverebbe. 

 

In particolare, Marine Le Pen, che al primo turno ha preso quasi il 18% dei suffraggi, un record assoluto nella storia politica dell’estrema destra francese (sopratutto se confrontato al buon tasso di partecipazione al voto, superiore all’80%), con una destra repubblicana divisa ed indebolita dalla concorrenza alla sua sinistra del MoDem, conta, anche grazie al maggioritario a due turni, di entrare in parlamento (da cui il FN è assente da due legislature) con un numero di deputati senza precedenti (il massimo storico fu nel 1986 ma con la proporzionale quando elesse 35 parlamentari). Questa volta il FN, di fatto ampiamente sdoganato sia da Sarkozy che da Hollande, potrebbe sfruttare la situazione e raddoppiare e persino triplicare quel numero. Diventando forse il primo partito di opposizione del paese. Ma, paradossalmente, e per le ragioni opposte anche il MoDem, l’ultimo dei grandi partiti francesi ad essere fieramente antilepenista, potrebbe profittare della situazione di sbando dell’UMP, profondamente lacerato dalla campagna fortemente destrizzata (droitisée), come l’ha definita, dissociandosene, l’ex Ministra dello Sport di Sarkozy, operata dal Presidente uscente. Difatti, presentandosi come unica destra moderata, liberale, repubblicana ed europeista (alla francese per ciascuno di questi aggettivi) potrebbe da una parte esercitare una forza di attrazione di tutto quel personale politico, specie, ma non solo, fuoriscito proprio dall’UDF 10 anni fa, attaccato ai valori repubblicani, come li chiamano i francesi, (libertà, laicità e giustizia sociale) e dall’altra attingere al bacino elettorale di Sarkozy che comunque, malgrado tutti i pronostici al primo turno ha preso il 27% dei suffraggi pur in presenza dell’ottimo risultato della Le Pen.

 

Però è fare i conti senza l’oste, o come dicono i francesi vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. E l’orso ungherese in questione non sembra avere nessuna intenzione di lasciarsi scuoiare vivo da nessuno. Anzi, nel suo campo molti giurano che il pronunciamento dei due “faiseurs de roi” contro di lui saranno ininfluenti o addirittura non faranno che alimentare le opposte paure dei loro elettori facendoli confluire sul Presidente uscente. Ora se quest’ultima previsione appare un tantinello ottimistica la prima invece sembra, come detto, confermata dai sondaggi. E, per non sbagliare, nel dibattito televisivo dell’altra sera Sarkozy si è presentato molto combattivo ed è andato a cercarsi ancora una volta a testa bassa gli elettori di Le Pen. 

 

Un dibattito, diciamolo avendo purtroppo ormai un’età tale da poter ricordare i due micidiali confronti tra Mitterand e Chirac, se non anche i due altrettanto micidiali tra Mitterand e Giscard, piuttosto deprimente per scarsa personalità, tanta demagogia e persino poca cattiveria. Alla fine forse la frase che resterà nella storia sarà quella detta da Sarkozy ad Hollande che lo incalzava sull’appartenenza del primo alla stessa famiglia politica europea di Berlusconi: “Monsieur Berlusconi est berlusconiesque. Il n’est pas dans mon parti ni de près ni de loin.” Ovvero, più o meno, “Berlusconi è berlusconesco. Non sta nel mio partito né di diritto né di rovescio”. Persino i due colpi bassi che si sono lanciati contro, uno per campo, sono sembrati ben poca roba e per ora hanno fatto pure flop. Per il resto nessuna novità rispetto ai programmi politici ed alle precedenti esibizioni, nessun colpo di scena alla Berlusconi sull’ICI nel 2006. Nulla di nulla.

 

Insomma un compendio di mediocrità, all’immagine dei due candidati, con pochi momenti in cui sia uscita una vera visione del mondo che non fosse per l’appunto demagogica o stereotipata, come ad esempio, ed a sorpresa sulla politica estera ed in particolare la situazione africana (Sarkozy) e sull’immigrazione (Hollande) che ha smontato pazientemente e numeri alla mano la demagogia della Le Pen ed a ruota di Sarkozy. Riuscendo nel piccolo capolavoro di capovolgere l’argomento “nazionalista” parlando dell’immigrazione per motivi di studio (circa un terzo del totale) ha detto: “abbiamo bisogno di questi talenti perché grazie alla nostra lingua svilupperanno dei saperi che saranno per noi preziosi”. Tema questo piuttosto imbarazzante, in un paese che investe circa un miliardo l’anno nella propria lingua e cultura, per il Presidente uscente che ha cercato in tutti i modi di abolire o indebolire la legge Toubon (di protezionismo linguistico) che invece la Le Pen promette di rafforzare. Le Pen che peraltro chiede anche la revisione dell’accordo sui brevetti Europei (il cosidetto protocollo di Londra), firmato proprio da Sarkozy nel 2008, perché troppo favorevole all’inglese, lingua fortemente favorita dallo stesso Sarkozy durante tutto il suo quinquennato. 

 

Tutto il resto, è (stato) noia. Comme dirait l’autre.

 

Di fatto un sostanziale 0-0 con un Hollande più convincente, rassicurante e sincero e Sarkozy più credibile, competente e presidenziabile. Secondo i sondaggi. Una vittoria ai rigori per Sarkozy secondo chi scrive, perché è stato meno rigido, più incisivo, specie sull’economia su cui comunque si è giocato buona parte del dibattito e perché appunto ha cercato di più i voti di Bayrou e Le Pen: nella replica finale che ha anche chiuso il dibattito si è persino rivolto a loro platealmente. Provocando la reazione stizzita del suo avversario subito zittita però dal moderatore. Mentre Hollande ha dato l’impressione di volere sopratutto tenere stretti i voti dei verdi e sopratutto dei neocomunisti di Mélenchon (rispettivamente circa il 2% e l’11% dei suffraggi al primo turno) che andarli a cercare nell’altro schieramento.

 

Ma comunque una gara ancora aperta, molto più di quello che si crede, che dipenderà molto, con un 20% di francesi ancora indecisi, anche dal tasso di partecipazione al voto. E c’è da scommettere che per trovare il colpo di pedale vincente sulla linea di traguardo Sarkozy prima del silenzio elettorale di questa notte spari qualche altro botto. Qualche altro strappo alla tradizione repubblicana del suo partito. 

 

Ed in fondo la domanda vera non è tanto se servirà, se la maglia gialla uscente ce la farà a conservare il titolo. La domanda è piuttosto se ne valga davvero la pena poiché con le elezioni politiche tra inizio e metà giugno è assai improbabile che l’UMP, sconquassato com’è, e privato del suo leader (che da Presidente non può fare campagna) riesca a bissare l’eventuale (e molto difficile e nel caso difficoltosa) vittoria delle presidenziali. E con il quinquennato introdotto a partire dal 2002 una coabitazione (mai avvenuta da quando esiste) con maggioranza presidenziale diversa da quella parlamentare significa una coabitazione per tutta la durata della legislatura che coincide anche con quella della presidenza. Il che renderebbe difficilmente governabile il paese e l’UMP, mai all’opposizione né presidenziale né parlamentare nei suoi 10 anni di esistenza, particolarmente soggetto ad ogni tipo di fibrillazione. 

 

Ma tutto questo ora a Sarkozy non può interessare. Lui comunque intanto pedala e pedala e pedala.

La folle poursuite de Monsieur Nicolasultima modifica: 2012-05-04T02:18:23+02:00da orlandilapo
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