Chi rompe non paga (ma de coccio siamo noi)

313239_2139068556647_1244153296_31876960_249898327_n.jpgFummo facili profeti all’indomani dei Referendum (vedasi il post “Chi è causa del suo mal…”) nel dire che Berlusconi, con i suoi consiglieri liberali, era la causa principale del suo ed ahinoi nostro male e che si avviava ad un triste (per lui) commiato, come Napoleone all’Elba. Che la causa dei suoi mali politici e dei nostri mali economici era stato proprio il tradimento pervicace e sistematico di quella rivoluzione liberale tante volte annunciata e mai nemmeno lontanamente accennata. 

 

E sia. Anzi, cosi sia. In queste ore abbiamo visto ripetutamente scene e vissuto un clima da ultimi giorni di Salò, tra ballerine che entrano a Palazzo Grazioli fuori tempo massimo e “traditori” che ne scappano scortati come topi che fuggono dalla nave che affonda. E quanti ancora ne vedremo, specie di topi.

 

“Sic transit gloria mundi” potremmo dire, citando la citazione proprio di Berlusconi a commento della fine orribile del dittatore libico. Certo il clima di euforia e di festa telematica, manco avessimo vinto il mondiale di calcio, oltre a darci l’immagine di un paese largamente inconsapevole dei propri problemi, che vanno ben aldilà e vengono ben prima di Silvio Berlusconi e del berlusconismo, mi ricorda il racconto che mi fece tante volte mia madre del suo 25 luglio 1943.

 

Aveva 10 anni e due mesi e si trovava nel suo paese natale in Abruzzo dove la gente in piazza ballava e festeggiava stappando bottiglie (di vino prodotto in casa, non certo di spumante che i contadini abbruzzesi non potevano proprio permettersi) tutta la notte. Ed un carabiniere di guardia li guardava sconsolati e disse, a mezza bocca, “ma cosa si festeggiano, non l’hanno capito che il peggio viene ora?”.

 

No. Gli italiani non lo capirono allora e non lo capiscono oggi. Non hanno capito che quando Berlusconi se ne andrà, a fine mese (e mi auguro che userà per una volta questi 20 giorni non per finire di farsi gli affaretti suoi ma per garantire una transizione rapida e credibile, risparmiando così a questo paese due o tre mesi di incarichi esplorativi e rituali parlamentari del tutto fuori luogo nel mezzo di questa tempesta politico-finanziaria), lascerà un paese devastato, come nel finale del Caimano. Ma non dalla guerra civile tra berlusconiani ed antiberlusconiani, quanto da 50 anni di corruzione, clientele, privilegi e sprechi. Di cui si sono resi responsabili, con pochissime eccezioni, quasi tutti i governi della prima e della seconda Repubblica. Non hanno capito che se con Berlusconi a Palazzo Chigi non eravamo credibili agli occhi dei mercati e dell’Europa, non basterà la sua partenza per essere di colpo considerati affidabili. Si, certo, magari i mercati schizzeranno ancora qualche volta in preda ad una leggera e sopratutto passeggera euforia. Ma ben presto i creditori torneranno a bussare alla nostra porta ed a chiedere conto. Come nella mitica scena di “Febbre da Cavallo” in cui er Pomata deve mettere in scena la morte della nonna per guadagnare qualche giorno con i creditori. Solo che per noi anche le nonne sono finite…

 

Anzi sono già venuti. Nella forma dell’ennesima lettera (un documento di lavoro assicurano da Bruxelles), ultima puntata dell’interminabile “C’è posta per noi”, da parte delle istituzioni europee. Questa volta è il Commissario agli Affari Economici Olli Rehn che paventa la necessità di una nuova manovra finanziaria, la terza o la quarta in pochi mesi. Abbiamo perso il conto. Ma sopratutto i funzionari arrivati oggi da Bruxelles per verificare l’attuazione delle misure che il governo si era impegnato a prendere, con tanto di date, solo pochi giorni fa.

 

Ecco, il popolo di sinistra, magari un po cigiellino, che inneggia all’Europa, perché “è grazie all’Europa che il Caimano è caduto” non è consapevole che sarà proprio l’Europa, che avendo comprato tramite la BCE lo scorso agosto i titoli di Stato di un’asta che avrebbe altrimenti rischiato di andare deserta è diventata a tutti gli effetti nostra creditrice, ad obbligare qualunque governo verrà prima e dopo le elezioni politiche a fare quelle 39 cose chieste a Berlusconi poche settimane fa. Molte delle quali dure ed invise a quel popolino che ignaro festeggia, come quello di 68 anni fa.

 

Perché il vulnus dell’Euro è proprio quello: è la moneta di una delle più vaste aree economiche ed industriali del mondo ma non ha una testa. Se il debito degli Stati Uniti è il primo del mondo, i cinque Stati americani peggio messi nel rapporto debito/PIL, deficit e via dicendo hanno parametri economici assai peggiori dei famosi PIIGS (O GIPSI che dir si voglia), cioè Portogallo, Irlanda Italia, Grecia e Spagna, i cinque peggio messi Stati europei. Eppure nessuno specula sul debito della California o dell’Arkansas. Per due ragioni: la prima è che questo non è proprietà loro ma degli Stati Uniti, la seconda è che il Dollaro ha la Federal Reserve il cui Governatore è nominato da Obama a questi risponde ma può stampare moneta. Cosa che non può fare la Banca Centrale Europea. Stessa cosa dicasi per il Giappone che ha un rapporto debito/PIL del 200% ma essendo il primo saldamente nelle mani dei risparmiatori giapponesi e della banca centrale è al riparo da speculazioni finanziarie.

 

Insomma se vogliamo che l’Europa ci salvi per davvero, e non faccia come lo scorpione della favola, occorre avere un “Signor Europa” eletto da 450  milioni di Europei (o qualcosa meno se ci limitiamo ai 17 Stati della zona Euro) che possa avere la forza e la credibilità di nominare un “Signor Euro” che abbia i poteri di decidere di stampare moneta per garantire il debito. Che bisognerà poi progressivamente spostare dagli Stati nazionali a quello centrale. Solo questo ci consentirà di passare dalla situazione attuale in cui siamo strozzati dal cravattaro mercato finanziario a tassi usurai ad una situazione in cui si possa tutti i mesi andare nella banca Europa a versare il nostro mutuo, magari alto, ma a tasso fisso e ventennale. Naturalmente questo non ci esimerebbe dal fare tutte le cose che ci chiede ora l’Europa ma ci consentirebbe di farle con un pò più di tempo, meglio e magari ottenendo qualcosina in cambio. Altrimenti saranno davvero solo lacrime e sangue. E neanche quelle basteranno a salvare noi, l’Euro e l’Europa.

 

Insomma, per il Governo che verrà serve una personalità degna di questo nome che sia credibile agli occhi dell’Europa e dei mercati e che sia appoggiata da una larghissima maggioranza parlamentare per fare due cose: primo mettere pedissequamente in pratica i dolorosi ma necessari punti delle lettere della BCE (per una volta non dovranno nemmeno scrivere il programma di Governo, basta che lo traducano in italiano), accompagnandoli necessariamente con tagli significativi ai vari e tanti privilegi (i costi della cattiva politica, della cattiva industria, i privilegi vaticani e dei grandi dirigenti pubblici e cosi via). Secondo dire all’Europa: noi facciamo tutto quello che ci avete chiesto, ma voi fate un piano per costituire in 20 mesi un governo dell’eurozona eletto dai cittadini europei che nomini un banchiere centrale che stampi moneta. Insomma per fare in 20 mesi quello che pensavate e pensavamo di fare in 20 anni: gli Stati Uniti d’Europa.

 

E basta. 

 

Ma per questo serve una figura credibile, una classe politica ed un popolo consapevoli e responsabili. E se sulla prima ho qualche dubbio, sui secondi purtroppo nessuno. 

Chi rompe non paga (ma de coccio siamo noi)ultima modifica: 2011-11-09T11:02:00+01:00da orlandilapo
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