AAA giovane teppista inglese cercasi per gloriosa carriera in prestigiosa università europea.

2011-08-08-london-riots.preview.jpg Mentre governo britannico e comune di Londra si stanno ancora leccando le ferite della tre giorni di rivolte giovanili esplose un pò in tutto il paese, l’anno scolastico e quello accademico sta stancamente per ricominciare come sempre. E archiviati gli interrogativi angoscianti sul perché di queste rivolte, le polemiche sul lassismo della scuola laburista e della polizia, o di controcanto sull’eccessiva severità dei giudici (due ragazzi si sono presi 4 anni di carcere l’uno per avere aperto un gruppo su facebook che innegiava, pare scherzosamente, alla rivolta, alla faccia del liberalismo inglese), la stampa anglossassone è piena di speciali con consigli per la scelta dell’Università. Magari rivolti proprio a quei teppisti che per giorni hanno sparso il terrore e devastato le città, si dice per noia, per bullismo, per dimostrare di esistere – e quindi che potevano fare quello che volevano quando lo decidevano – a se stessi, “alla polizia ed ai ricchi”, come dichiarato da una ragazza che considerava tali coloro i quali avevano un lavoro ed una casa. 

 

Ma quello che colpisce degli speciali in questione è il grandissimo spazio e risalto dato alla possibilità di studiare all’estero con titoli riconosciuti in patria. Naturalmente spronare i giovani a fare un’esperienza fuori i confini nazionali per aprirsi al mondo è sempre doveroso e chi lo fà meritevole di plauso. Non saremo certo noi a dire o pensare il contrario.

 

Il fatto però è che talvolta tra l’aprirsi al mondo e sfruttarlo il confine è labile. Specie in culture abituate dalla propria storia a considerare il mondo il proprio cortile di casa.

Siete inglesi, giovani, ma un pò scarsi? Le Università di Sua Maestà vi ‘pisciano’? Niente paura: l’Europa e il mondo sono ai vostri piedi. Grazie all’internazionalizzazione delle Università Europee e delle ex colonie ciò che vi è precluso in patria vi sarà facilmente accessibile all’estero.

 

E’ quello che sembra essere il senso di questa lunga serie di speciali pubblicati in questi giorni. The Independent addirittura fa una sorta di catalogo mozartiano: “a Valencia, in Spagna, ci sono in media 1000 ore di sole in più all’anno che a Londra, i corsi di laurea per medici e dentisti sono completamente in inglese, i requisiti di accesso più bassi che nelle Università inglesi e il costo della vita più abbordabile”.

 

Non amate il caldo, vi piace la birra e la vodka e le città d’arte (oltre alle bellezze locali, aggiungerei)? Niente problema: le Università dell’Est Europa sono li pronte ad accogliervi a braccia aperte. Praga, Bratislava, Dansica o Debreceni sono a poche ore di volo low-cost da Londra e a poche ore di Bus da Vienna, Budapest e tutte le meraviglie della Mittel-Europa. I corsi, manco a dirlo, in inglese ed il costo della vita meno di un terzo di quello della madre patria.

 

Insomma, sono nate nel Regno Unito persino delle figure professionali che smistano i giovani falliti locali in giro per il mondo per diventare professionisti affermati grazie alla dominazione linguistica.

 

Ci sono persino le testimonianze di quelli che ce l’hanno fatta: una ragazza dice che a Valencia è riuscita ad iscriversi a medicina malgrado avesse fallito gli A-Levels di scienza, e che per questo nessuna Università inglese l’avrebbe presa. Occorre ricordare infatti che nel Regno Unito gli unici esami obbligatori a livello di maturità sono quelli di inglese e matematica. Basta quindi prendere la sufficienza in queste due prove per maturarsi. Ma naturalmente occorre superare, e bene, quante più materie possibili, specie quelle attinenti, per iscriversi all’Università.

 

Un altro ragazzo dice che in Ungheria a Debreceni può facilmente proseguire nel corso di studi, grazie al solo fatto di essere madrelingua inglese, non dovendo nemmeno fare un esamino di ungherese. 

 

Naturalmente colpisce che nella lista di posti dove potere comodamente andare ancora non ci sia il bel paese. Malgrado l’arte, il clima, il cibo, la dolce vita, le spiagge e sopratutto lo sbracciarsi della Gelmini e di tanti Rettori per attirare gli studenti stranieri attraverso l’anglificazione. Si vede che gli inglesi, quelli veri, non quelli de noantri, ci considerano ancora assai poco affidabili come colonizzati.

 

Si dirà che in fondo è normale, è la globalizzazione, i nostri vanno a studiare in Inghilterra e gli inglesi in Spagna o Ungheria. Che male c’è?

 

Naturalmente nulla. Con la piccola differenza che i nostri per iscriversi ad un’Università britannica, fosse anche per un programma Erasmus, debbono superare una prova preliminare di conoscenza della lingua inglese, i loro non hanno obbligo analogo con le lingue nazionali del paese ospitante, se non eventualmente negli anni successivi, con comodo e spesso senza grosse conseguenze in caso di difficoltà. Non solo. Loro possono venire a studiare da noi nella loro lingua madre, passando perciò avanti ai nostri, magari più bravi o dotati nella disciplina specifica, proprio in ragione della loro conoscenza linguistica, cioè della loro nazionalità.

 

Il risultato è che mentre i nostri che vanno fuori sono spesso i più bravi, i loro che vengono da noi i più scarsi. Cioè esportiamo cervelli e importiamo teppistelli. E forse le ragioni che spingono la stampa britannica ad insistere tanto sul fatto che chi non riesce ad iscriversi all’Università in casa può sempre andare fuori sono meno nobili di quello che appaiono. Insomma, più che un invito ad andare fuori, sembra un invito ad andare “fora da e ball”, comme dirais l’autre.

 

Che poi la cosidetta internazionalizzazione, attraverso una pesante anglificazione, stia pervadendo anche le professioni non fa che aggravare la situazione: se fin’ora gli stessi quotidiani britannici sono stati pieni di pubblicità che invitano i giovani inglesi che non hanno voglia di studiare di andare ad insegnare la propria lingua in qualche Council o Institute del mondo c’è da scommettere che presto saranno altri speciali ad invitare i giovani falliti di Sua Maestà, dopo essersi comodamente laureati all’estero grazie al vantaggio linguistico, a fare gli insegnanti o i professionisti in giro per l’Europa, sempre sfruttando il vantaggio linguistico. 

 

Appunto: “in Italia ci sta il sole per asciugarsi quando piove, in Italia c’è l’amore da quando nasce a quando muore, se sei brutto o se sei bello se sei ricco oppure no”, cantava ironico Rino Gaetano, e c’è pure la Gelmini che ha reso obbligatoria la certificazione del First Certificate di Cambridge (o equivalente) per insegnare agli italiani la storia, la matematica o la letteratura (magari italiana) in inglese. E allora, forza andate gente…

 

Infatti, è sicuramente più semplice “governare” il fenomeno socio-culturale dei riot così come si è sempre fatto, mandando gli avanzi di galera a colonizzare il mondo, che non interrogandosi sul perché professionisti di età e classe media, per questo certamente non tarati dall’educazione laburista troppo permissiva, si siano messi educatamente in fila per svaligiare i negozi devastati dai giovani rivoltosi in cerca dell’ultimo modello di TV in 3D da riportarsi gratuitamente a casa o addirittura abbiano accettato di fare il palo per una cinquantina di sterline a chi dopo essersi procurato l’agognato TV è rientrato per prendersi magari anche la playstation.

AAA giovane teppista inglese cercasi per gloriosa carriera in prestigiosa università europea.ultima modifica: 2011-08-23T13:10:00+02:00da orlandilapo
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2 pensieri su “AAA giovane teppista inglese cercasi per gloriosa carriera in prestigiosa università europea.

  1. Non male, con due appunti:

    1) malgrado c’erano anche quelli delle middle class a fare il saccheggio – il che meriterebbe un’intero saggio sullo stato social a parte – i violenti erano ragazzi delle inner city, quelly che a scuola manco ci vanno, che pensano che lavorare e’ da merdacce, figuriamoci se provano ad iscriversi alluniversita’.

    2) Non c’e’ ALCUNA materia obbligatoria a livello di A-level. E’ obbligatorio sostenere gli esami a livello GCSE (16 anni, fine dell’obbligo scolastico) per Inglese, Matematica Scienze ed IT. Nota che ho detto sostenere gli esami, non passarli. E’ comunque vero che posti universitari tendono ad andare a chi ha fatto piu’ A-levels e ciascuno con piu’ punti (UCAS points, con requisiti variabili a seconda del prestigio del corso e dell’universita’, vedi http://www.go2uni.net/go/the-facts/university-entry-requirements); pertanto quelli che non riescono ad ottenere un posto al’universita’ sono, in genere, quelli che pur venendo da una famiglia che li puo’ sostenere economicamente e che li ha lasciati parcheggiati a scuola, non hanno lavorato neppure quel pochissimo che serve per avere le qualifiche necessarie – sai che ho insegnato, i curriculi fanno pieta’ a confronto di quelli che erano i nostri. Dunque piu’ che importare teppistelli importate degli incompetenti scanzafatiche.

    Detto cio’ angolo molto interessante, mi sa che devo andarmi a spulciare il sito del guardian un’altra volta….

  2. Molto ben scritto, un’ottima disamina dei cosidetti “riot” cercando anche antropologicamente di capire chi li ha scatenati e magari che formazione scolastica ha avuto. Non la leggo proprio in questo modo,credo che l’Inghilterra come tutte le più evolute società capitalistica sia destinata a covare in seno tutte le sue contraddizioni, con il senno del poi i vari “occupy…” americani ne sono la riprova. Conosco poco il mondo accademico inglese pur avendoci passato qualche mese, meglio conosco quello americano che però è ancora dissimile. Mi taccio su quello italiano che almeno ai miei e tuoi tempi ancora dava possibilità a tutti di studiare e laurearsi mentre oggi nel migliore dei casi “caga” incapaci figli di papà che sono disoccupati il giorno stesso della festa di laurea e precari il giorno che lo trovano il lavoro. Di tutto lo scritto non mi è piaciuto il concetto di esportare cervelli, sarebbe molto interessante parlarne ma non qui ovvio, ed importare teppistelli. Tutt’altro, esportiamo anche e soprattutto persone normali ed importiamo altrettante persone normali che hanno solo avuto il culo di nascere parlando l’inglese cosa che noi continuiamo ostinatamente a non voler ne fare ne insegnare ai nostri figli. Quest’anno mio figlio in 5a elementare ha dovuto cedere un’ora di inglese alla maestra religione, devo bestimmiare? no per fortuna lui ha la dispensa da religione e quindi fa due ore di francese.
    un abbraccio w il welfare state 🙂

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