Habemus Quorum, però ora eliminiamolo.

images.jpg “Se il divorzio est smaccum tremendum, la lotta continua: c’è ancora il Referendum”, così cantava nel 1972 Giorgio Gaber nella sua mirabolante “La Chiesa si rinnova”. Allora la “lotta” che il cantante-attore milanese evocava era tra i sostenitori del SI, che volevano abrogare la legge a prima firma Loris Fortuna, doppia tessera socialista e radicale, e chi invece sosteneva il NO in difesa di quella legge e quindi del divorzio. Come è noto vinsero questi ultimi e la Chiesa, scesa in campo per il SI, prese in piena faccia uno dei due ceffoni (l’altro nel 1981 col Referendum sull’aborto) che la tramortirono per un paio di decenni. Evidentemente non si era rinnovata a sufficenza. Avrebbe detto uno come Gaber. O forse troppo direbbe oggi un Buttiglione o una Binetti.

 

Sta di fatto che per 20 anni, dal 1974 al 1995, nessuno in Italia metteva, salvo rari casi, in conto il fatto che il quorum, la partecipazione al voto di almeno 50% degli aventi diritto più uno, si raggiungesse. Che si trattasse  di divorzio o aborto, di finanziamento pubblico ai partiti, leggi speciali antiterrorismo (quello degli anni di piombo), nucleare, responsabilità civile dei giudici, scala mobile, legge elettorale, trattenute ai sindacati… et j’en passe chi era per l’abolizione del provvedimento in questione si schierava per il SI chi era contro per il NO. All’insegna del detto evangelico: “che il vostro parlare sia Si, Si, No, No. Il più viene dal male”. I due schieramenti si confrontavano anche con estrema durezza, ma in genere con lealtà, e vinceva, per così dire, il migliore. Che non era, come in tutte le gare leali ed aperte, sempre il favorito. Anzi.

Poi, di colpo, quella che per 20 anni era stata l’eccezione, il mancato quorum, (nella fattispecie solo sui referendum ambientalisti del 1990 contro caccia e pesticidi), è diventata la regola. I Referendum di ieri sono stati i primi a raggiungere il quorum dal 1995 ad oggi. Si dirà (se non lo si è detto lo si dirà certamente) che il problema è nel quesito. Spesso troppo tecnico o irrilevante. “I Referendum vanno fatti solo sulle grandi questioni”, quante volte lo si è sentito dire in questi anni?

 

Però qualcosa non torna. 

 

Perché il Referendum sulla legge elettorale del 2009 non solo non ha fatto il quorum ma nessuno si ricorda nemmeno di averlo votato (io stesso l’altro giorno nel dubbio mi sono andato a vedere i timbri sul certificato elettorale) mentre quello sulla preferenza unica del 1991 ha fatto storia? E perché nel 1993 i Referendum sul maggioritario sfondarono il quorum mentre nel 1999 un quesito pressoché identico lo sfiorò ma, anche con la mezza truffa del voto degli italiani all’estero, non fu valido? E i due Referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per abolirlo del tutto (2000) e per estenderlo a tutti (2003), che cosa avevano di meno sensuale rispetto a quello sulla scala mobile (1985)? Perché il quesito sulla responsabilità civile dei giudici era un “grande tema” nel 1987 e un Referendum tecnicistico nel 2000? Che cosa aveva la procreazione assistita (2005) in meno rispetto all’aborto? E perché se si vuole abolire il finanziamento pubblico ai partiiti si è popolarissimi nel 1978 e nel 1993 ma non nel 2000?  

 

E mi fermo qui.

 

In realtà la ragione per la quale di colpo il quorum è diventato l’incubo dei referendari è che ad un certo punto qualcuno ha capito che se si sommava l’astensione fisiologica ad una di carattere politico si riusciva a trasformare una minoranza organizzata in maggioranza, come nei migliori condomini. Ed è nata un’espressione che prima non esisteva nel lessico politico: “andate al mare”. Tanto è vero che l’unico Referendum che negli ultimi 15 anni ha fatto il quorum è stato quello confermativo della modifica della Costituzione del 2006, per il quale il quorum non era necessario!

 

L’autore di quella infelice espressione, come è noto, fu nel 1991 Bettino Craxi, Segretario socialista, e non ebbe fortuna ma da allora chi prima chi poi l’hanno usata tutti, o quasi, i partiti (tranne radicali e forse verdi e IDV, che però ha il vantaggio di essere una formazione politica giovane), ma anche la CGIL o la Chiesa. Per la verità Craxi ebbe l’intuizione e la tentazione di puntare sull’astensione già al Referendum sulla scala mobile del 1985. Ma venne convinto dal suo compagno di partito, nonché Vice-Segretario della CGIL, Ottaviano Del Turco a buttarsi a capofitto nella campagna referendaria. E fece bene. Perché, contro ogni previsione, vinsero i NO e Craxi, da Presidente del Consiglio in carica, ottene la più straordinaria vittoria politica della sua carriera ai danni del PCI e della CGIL. Ma non ne fece tesoro.

 

Invece, dal 1997 tutte le consultazioni referendarie sono state caratterizzate dall’invito all’astensione attiva in modo furbo e sleale. Una sorte di Aventino referendario permanente al contrario, dove gli antidemocratici (non dirò i fascisti!) sono quelli che si rifiutano di partecipare. O quantomeno che invitano a non farlo.

 

Questo giochetto, che dopo 15 anni di malcostume da qualcuno viene persino considerato una specie di diritto, non ha solo palesemente stravolto il senso originario che i padri della Costituzione davano al quorum, cioè quello di evitare  che una minoranza imponesse delle scelte alla maggioranza, ma dell’istituto referendario in se. Democrazia diretta dal basso che, per una volta possiamo dirlo con orgoglio, solo in Italia abbiamo.

 

L’effetto devastante di questa orribile pratica è stato infatti che i contendenti hanno smesso di fare a gara ad informare i cittadini nel merito dei problemi, ma gli uni a nascondere l’esistenza stessa del voto o la sua utilità, gli altri, talvolta, di conseguenza alla più bieca propaganda terroristica per convincere la gente a votare. Consapevoli che una volta superato il quorum il plebiscito, il voto bulgaro si sarebbe detto un tempo, è assicurato. L’obiettivo non è più informare e chiarire le idee agli elettori ma disinformare e confondere il più possibile.

 

A questo punto è chiaro che occorre fare qualcosa, e l’unica cosa che si può fare per ridare dignità democratica a quello che il padre dei Referendum italiani, Marco Pannella, ha definito “la terza scheda”, dopo quelle di Camera e Senato, che i costituenti hanno dato ai cittadini italiani è abolire il quorum. Una volta per tutte.

 

Non basta più infatti cantare, magari con gli astensionisti Formigoni (peraltro recidivo) e Bersani (in tempi e quesiti diversi), assieme al povero Gaber, che essendo nel frattempo morto non può più difendersi:

 

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione”.

Habemus Quorum, però ora eliminiamolo.ultima modifica: 2011-06-13T18:56:00+02:00da orlandilapo
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2 pensieri su “Habemus Quorum, però ora eliminiamolo.

  1. caro lapo,
    ho letto le tue sonsiderazioni sui referendum e mi permetto di dissentire per i seguenti :
    non ho partecipato alle votazioni perchè
    1 non credo di avere competenza ed informazioni sufficienti per dare valutazione sull’utilizzo del nucleare e certe scelte devono essere libere dai condizionamenti che derivano da fatti contingenti che inflenzano la sfera emotiva;
    2 sull’utilizzo dell’acqua sono sconcertato : ad Arezzo le amministrazioni di sinistra hanno fortemente voluto la privatizzazione delle acque ,con la sola opposizione dei sindaci di centro destra, consegnandole poi ai francesi,la regione ha creato le ato (ambito territoriale ottimale) ed ora invitano a votare si; grande coerenza;
    3 le energie rinnovabili si ma quali? il fotovoltaico è residuale con grossi problemi per il futuro smaltimento dei pannelli a fine carriera (presenza di cadmio) forte impatto ambientale (perchè si installano nei campi anziche sui tetti ?) e le pale eoliche; e i comitati che si creano ogni qual volta si voglia costrure una centrale a biomasse?
    4 legittimo impedimento . hai mai avuto a che fare con la “giustizia” ? io ho votato per il referendum sulla responsabilità dei magistrati che non ha sortito alcun effetto.
    ti abbraccio
    fabio orlandi

  2. Caro Fabio,

    ma infatti non me la prendo con chi si astiene per indifferenza o perché si sente incompetente o perché non è motivato ma con chi, nella classe dirigente, invita a farlo per far saltare il quorum. Tutto qui.

    Sull’acqua la penso esattamente come te e per questo ho votato 2 NO. Sulla giustizia non ne parliamo ho partecipato più volte alla raccolta firme per la responsabilità civile dei magistrati. Però ricordo anche che nel 2000 proprio su quel Referendum che avrebbe reintrodotto tale principio, cancellando le parti della legge fatta all’indomani del Referendum del 1987 per tradirne i risultati, Berlusconi, allora capo dell’opposizione, disse agli italiani, che purtroppo lo ascoltarono, di andare al mare perché quei Referendum erano “comunisti” (incredibile ma vero, disse così) e che comunque vincendo le elezioni del 2001 gh’avrebbe pensato lu. Poi ha governato dal 2001 al 2006 con ampia maggioranza ma nisba. Ha rigovernato dal 2008 a tutt’oggi (e fino ad un anno fa con ampia maggioranza) e rinisba. Stranisba pure sulla riforma complessiva della giustizia. Che fino qualche mese fa per due settimane sembrava dover essere il punto urgentissimo e non più rinviabile dell’azione di governo. Poi, guarda caso passata la prescrizione breve, è stata derubricata a legge con percorso ordinario. Al punto che il Ministro di Giustizia sta facendo il Segretario di partito e nessuno sa chi fa il Ministro di giustizia ora. In compenso è stato tutto un fiorire di legittimi impedimenti, prescrizioni brevi, leggi Cirielli, lodi Schifani, lodi Alfani e via di questo passo… Bè allora come si dice: a brigante, brigante e mezzo. Che magari capisce. Non credo. Ma hai visto mai….

    Le energie rinnovabili non sono residuali e comunque non sono destinate a rimanerlo ma certamente hanno una serie di criticità che andranno governate, ma criticità molto minori del nucleare e per molto meno tempo. Oltretutto sono molto meno antieconomiche del nucleare. Però è vero che questo paese deve maturare e capire che non si può, nemmeno sul lungo periodo, produrre energia solo con il sole (anche se bisogna cominciare a farlo seriamente) e col vento. Che se si dice no al nucleare (come ho fatto io ad esempio) si deve essere pronti a dire si a rigassificatori e termovalorizzatori. Oltre che a maggior investimenti sul geotermico ecc…

    Ti abraccio anche io e grazie per il commento!

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